Parigi è un Monopoli

Parigi, senza passare dal via

Francesco Forlani è nato a Caserta nel 1967 e vive tra Parigi e Torino. Ha collaborato a diverse riviste ed è redattore del più importante blog letterario italiano, Nazione Indiana.

La vicenda editoriale di questo libro inizia tempo fa, quando a Sue spese pubblica duecento esemplari, commissionati espressamente da persone interessate e consegnate loro personalmente. C’è qualcosa che vorrebbe dire ora a questo iniziale gruppo di lettori?

Non si trattava di autopubblicazione ma di qualcosa secondo me di più incisivo. Il romanzo lo avevo scritto sul modello di quelli d’appendice, ottocenteschi, in presa diretta via facebook e Nazione Indiana. Una recente disavventura editoriale mi aveva talmente scoraggiato che avevo deciso che in questo progetto avrei fatto a meno di loro. Su Nazione Indiana avevo invitato i lettori giunti fin lì a decidere la pubblicazione, ordinando una copia, un’elegante edizione cartacea, una adelphiana rossa filo-refe, con pagina dedicata unica, della edition limited come dicevo di 200 copie. E così andò. In poche settimane avevo gli ordini e dopo un mese il libro era bello, bello davvero, e stampato, impaginato come si deve. Per la consegna poi, come ho scritto nella nota al Parigi, alcune le ho spedite, ma la maggior parte l’ho portata personalmente, uno scrittore ai domiciliari, insieme a reading e letture, in librerie o nelle case. Nella nota di questa edizione mi sono rivolto a loro, per ringraziarli di tutto, per averci messo la faccia, come nel poster che mi porto dietro, e a loro ho detto, come avrebbe fatto il mio personaggio: cazzo, ce l’abbiamo fatta.

Nonostante il soffritto nel sottotetto e il tono scanzonato della narrazione, ad un certo punto ci si imbatte inaspettatamente in Milan Kundera, ed il lettore rimane inizialmente spaesato. Cosa ci può dire di questo autore molto amato dal pubblico italiano che Lei ha avuto la fortuna di frequentare?

Che la grande fortuna che ho avuto a Parigi è stata di frequentare e vivere con spiriti liberi. E quando si vivono esperienze del genere, ripeto esperienze che si fanno sul filo degli anni e non episodici incontri, qualcosa cambia davvero in te. L’Atelier du Roman, la rivista fondata da Kundera e Lakis Proguidis, che avevo scoperto grazie al mio fraterno amico e coinquilino Massimo Rizzante era la prova vivente che non solo esisteva in Europa una comunità letteraria, ma che quella comunità dispensava letteratura con una generosità che è arte del dono più che della “partecipazione al bel mondo”. Gli incontri si svolgevano in bistrot incastonati tra un grand boulevard e una piazzetta, a ridosso dell’ Odeon a St Germain de Près, e non accadeva nulla di particolare, che so una presentazione del numero della rivista, di un libro, un dibattito. C’era la consegna ai collaboratori della copia e poi si beveva insieme un bicchiere. Milan Kundera, come del resto Fernando Arrabal, Petr Kral, Michel Dèon tra un sorso e l’altro ti facevano un’osservazione che valeva un intero seminario sul romanzo. Perchè l’arte del romanzo è arte della vita.

XVII capitolo: Berlusconi è ancora “un tale” con un nuovo partito politico, che non potrà durare più di un anno o due. A poche settimane dalle elezioni politiche 2013, cosa ne pensa di questa Sua affermazione?

Che il timore del mio personaggio, ovvero che gli italiani se ne rimanessero come imbambolati di fronte all’ascesa di Berlusconi si è trasformato in profezia. C’è qualcosa in questa esperienza politica che ricorda il bellissimo racconto scritto da Thomas Mann, Mario e il mago , ambientato in Italia e che seppure estremamente visionario per l’epoca di ascesa del fascismo è possibile tradurlo nei nostri tempi. Lo stato d’ipnosi in cui mezza Italia cade ogni volta che ci sono le elezioni è qualcosa dell’ordine delle arti occulte.

Se uno dei tanti “cervelli in fuga” italiani scappasse in questo momento a Parigi, avrebbe la possibilità di trovare lo stesso clima culturale e i medesimi stimoli dell’ambiente che Lei ha avuto occasione di frequentare all’epoca?

L’amico di una mia nipote tra una settimana partirà per Parigi con un biglietto di sola andata, esattamente come capitò a me e al mio personaggio. All’epoca a chi mi diceva fuga dei cervelli rispondevo che la cosa più grave era la fuga dei cuori. Oggi però è diverso. In questi ultimi ventanni il nomadismo è una pratica che consente sia dal punto di vista economico che tecnologico,si pensi ai voli low cost o all’Alta Velocità, di andare e tornare senza che la cosa abbia in sé l’epica dell’irreversibile. Comunque sì, troverà quello che cerca, perchè a vent’anni non può essere altrimenti.

Un luogo parigino che l’ha esaurita?

Sicuramente il marché d’Aligre. Perché si trova accanto alla Rue Baudelaire, perché è un vero mercato, non finto come altri e perché mangi ostriche e bevi vino buono al Baron Rouge, a prezzo politico.