Il fatto è che un antropologo “pop” vede antropologia dappertutto, anche in Tre uomini in barca.

Antropop

Forse ancora non lo sapete, ma tutto ciò che ci circonda fa parte di questa meravigliosa disciplina che è l’antropo(p)logia…

Scrittori e lettori possono essere considerati una sorta di antropologi dato che narrare e leggere di luoghi vicini e lontani permette il contatto con altre culture?

Leggere e narrare di luoghi lontani, incontrare culture diverse, non basta. Le rispondo con un aneddoto antropop: “Dio ci scampi dai vacanzieri contabili e seriali; ne ho da poco incontrato uno che proclamava di aver fatto più di cento Paesi; non mi mollava più, come tutti i grandi viaggiatori, e voleva convincermi che la rovina del Perù sono stati i terroristi in fuga dal buon governo cileno di Pinochet. Aveva capito tutto, evidentemente”.

Lei insegna Antropologia del turismo. Come considera il settore editoriale delle guide turistiche?

Generalmente parlando mi sembra una formidabile, instancabile fucina di stereotipi culturali, etnici, identitari, ecc. Dunque interessantissimo. Ricordo appassionate discussioni tra giornalisti “turistici” nella Milano degli anni Ottanta, quando lavoravo per Airone. Ne ho poi ricavato un piccolo stupidario turistico intitolato Turistario, pubblicato da Baldini e Castoldi nel 1993. Abbastanza perfido. Fortunatamente quasi introvabile.

È nostra opinione che l’idea di leggere un saggio spaventi la maggior parte dei lettori, i quali preferiscono dedicarsi alla narrativa per le possibilità di svago che può offrire piuttosto che approfondire la loro conoscenza grazie a un saggio. È questo il motivo che l’ha spinta ad utilizzare un registro informale ?

Da tempo parlo e scrivo come mangio. A prescindere dagli argomenti toccati, più o meno fantastici, credo sia importante farsi capire dai lettori e accompagnarli dentro le storie. Il mio metodo preferito è scherzare sulle cose serie (alte e colte) e prendere maledettamente sul serio bassezze e frivolezze.

È nata prima l’antropologia o la letteratura di viaggio?

In origine Cielo e Terra erano indistinti.

Lei fa riferimento a “uno scienziato di cui porto il cognome, un mio lontano antenato. Giovanni Canestrini, antropologo e zoologo”, autore del primo manuale di antropologia pubblicato in Italia. Esiste un motivo per cui sarebbe interessante dedicare qualche lettura alla manualistica ormai sorpassata?

Siamo nani sulle spalle di giganti, che in effetti hanno preso anche gigantesche cantonate. Ma il sapere è stratificato, e non riconoscere gli strati è un handicap. Le vecchie idee si accantonano per sostituirle con nuove idee, alla luce di concezioni differenti della natura delle cose. Nel libro intitolato Intelligenza e pregiudizio Stephen J. Gould parla di un cesto sempre colmo di conoscenze scientifiche, dal quale bisogna però togliere di tanto in tanto le mele marce, e aggiungerne di sane. La vecchia, vetusta, insopportabilmente aulica saggistica mi ha sempre divertito. Niente cesto di mele, niente merenda.

La bibliografia che ha scelto di accludere al saggio è piuttosto atipica: si tratta, ad esempio, dei libri che ha sul comodino o dei libri che non la deludono mai ogni volta che li rilegge, e sono consigli di lettura che non hanno per forza attinenza con l’antropologia. Come mai questa scelta?

Il fatto è che un antropologo “pop” vede antropologia dappertutto, anche in Tre uomini in barca. Antropop è un libro molto “personale”, in parte autobiografico, per quanto riguarda la mia formazione e le mie esperienze. La solita “corposa bibliografia”, come si dice, con i consueti e dovuti omaggi ai capisaldi della disciplina mi annoiava. Sicché ho pensato mettiamoci dei consigli di lettura anomali. Tutta roba buona, eh.

Editorial reviews (1 review)


[...]manifesto di un’antropologia che aspira a essere «pop» tanto nello stile, spigliato e divulgativo, quanto negli oggetti di studio: fumetti, serie tv, star musicali, gadget tecnologici, mode vestiarie.