Non si può scrivere per bambini se non si riesce ad avere il loro sguardo sul mondo...

Il bambino di Budrio

Angela Nanetti si cimenta con un romanzo storico indirizzando per la prima volta il suo talento ad un pubblico adulto: il risultato è un’opera che ha la grandezza e lo stile di un classico.

La vicenda de Il bambino di Budrio prende le mosse da un fatto storico accaduto realmente nell’omonimo paese in provincia di Bologna e sono state alcune stampe conservate in pinacoteca a darle l’ispirazione per questo libro. Per quanto riguarda i numerosi spaccati storici e le accurate descrizioni delle scene di vita romane di quali fonti si è servita?

Fonti iconografiche, dipinti e stampe, documenti di archivio e testimonianze, l’esplorazione lunga e sistematica di Roma, a piedi, per immaginare la Roma del tempo ed entrare nello spirito dell’epoca , visita di chiese e di monumenti. Tutto questo non per ricostruire da storica una situazione, ma per immergermi da autrice nella vicenda.

Questo è il primo romanzo con cui lei si rivolge ad un pubblico adulto ma nonostante ciò la trama ruota attorno alla figura di Giacomo, figlio di un povero garzaiolo, un bambino che si vede derubato dell’ infanzia a causa della sua estrema intelligenza. Vi è dunque un filo conduttore con le tematiche delle sue precedenti opere oppure la presenza anche qui di un bambino è stata necessaria e casuale al tempo stesso?

Non credo che avrei scritto questo romanzo se non avessi scoperto dalle fonti che il bambino, dopo le esibizioni romane e i trionfi, tornato al paese dimentica quanto aveva appreso e scappa. Questa infanzia che inconsciamente rivendica i suoi diritti, mi ha profondamente toccato. E certamente in questo senso esiste un filo conduttore con le mie opere precedenti.

Alberto Carradori, medico di Budrio nonché voce narrante della vicenda, accompagna il bambino prodigio nel suo viaggio a Roma: in quest’occasione non sono rare le volte in cui si abbandona ad una sorta di ricerca estetica, alla contemplazione del bello. Lo si potrebbe considerare un esercizio filosofico ormai superato oppure no?

Ho immaginato che accompagnasse il frate e il bambino proprio perché è l’io narrante della storia e gli ho dato una coscienza moderna perché volevo che, grazie alle sue riflessioni, la vicenda del bambino potesse parlare anche al presente. Quanto al suo senso del bello, fa parte della sensibilità di un uomo complesso e mancato artista quale l’ho pensato.

“Così il nostro soggiorno romano s’era tradotto in racconti in cui ognuno aveva messo un po’ di sé, e chi dalla parte del frate e chi contro, togliendo, aggiungendo, cambiando; poiché le parole sono potenti costruttrici di storie, ma ahimè, non allo stesso modo di verità.” Si dovrebbe quindi diffidare della letteratura?

Mio Dio no, non era questo che intendevo dire! Si dovrebbe diffidare forse della cattiva letteratura, come si dovrebbe, non diffidare, ma essere consapevoli del potere delle parole e del loro valore.

In un’altra intervista lei ha recentemente dichiarato che il desiderio che l’ha mossa a diventare scrittrice di libri per ragazzi è stata la volontà di “scrivere una storia che facesse leggere i non lettori”. Come si fa invece ad avvicinare alla lettura gli adulti e come cambia il lavoro dello scrittore in base a queste due tipologie di pubblico?

E’ già difficile creare il lettore-bambino (quello che probabilmente rimarrà lettore anche nell’età adulta), dunque non saprei proprio come rispondere alla domanda. La lettura in genere, per rimanere un bisogno nel tempo, si lega a emozioni infantili. Mi riesce quindi difficile pensare che un adulto non lettore si avvicini alla lettura. Occorrono credo circostanze particolari e straordinarie, per. es. il carcere o una lunga malattia o un isolamento forzato; e anche in queste situazioni oggi, con la TV o i cellulari, i libri trovano dei potentissimi antagonisti. Quanto alla seconda domanda,la differenza non sta nella qualità dell’impegno, per quello che mi riguarda, ma nella libertà linguistica e d’invenzione dell’autore. Quando si scrive per bambini e giovanissimi, si ha comunque presente un lettore del quale si deve tenere conto; con gli adulti no.

Scrivere libri per bambini modifica in un certo senso la percezione della realtà circostante? Si è portati a ragionare secondo quello che potrebbe essere il loro punto di vista?

Non si può scrivere per bambini se non si riesce ad avere il loro sguardo sul mondo e non si riesce ad entrare nel loro. Quando questo non accade, si produce una letteratura falsa, di adulti che bambineggiano.

Editorial reviews (2 reviews)


Da Pescara, dove risiede da molti anni, è tornata nella natìa Budrio per narrare questa vicenda realmente accaduta, romanzandola, regalandoci un grande affresco del Seicento che abbraccia la campagna bolognese e le stanze della Roma barocca dei Colonna e dei cardinali.

“Il bambino di Budrio” è senza dubbio un romanzo storico ma allo stesso tempo è anche un romanzo estremamente contemporaneo [...]. Il romanzo ci pone vari e profondi interrogativi: per esempio quanto sia giusto che i genitori proiettino le loro ambizioni e aspirazioni sui figli senza tenere conto delle loro attitudini e delle loro naturali inclinazioni.